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L'innocenza nel peccato?

 

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 (un caffè e un croissant)

Vediamo le definizioni:

in|no|cèn|za
s.f.
AU
1 l'essere innocente; mancanza di colpa o di responsabilità morale o giuridica, non colpevolezza: dichiarare, dimostrare la propria i.
2a ignoranza del male, incapacità di comprendere e di commettere il male, propria spec. dell'età infantile: conservare l'i. della fanciullezza | BU per meton., persona d'animo innocente | l'età infantile stessa
2b AU mancanza di malizia, di un secondo fine: una domanda fatta con i. | ingenuità o falsa ingenuità; beata i.!, con rif. a frasi sconvenienti dette da bambini senza malizia o da persone ingenue o che si mostrano tali
3 TS teol., nella teologia cattolica, condizione dell'anima esente da peccato
4 BU innocuità
5 LE fig., limpidezza, chiarezza: era un mattino pieno d'i. (D'Annunzio)

E:

pec|cà|to
s.m., inter.
1 s.m. FO TS teol., trasgressione volontaria di una norma divina: fare, commettere p., un p. grave, uccidere è p., espiare un p., rimettere i peccati, assolvere dai peccati; scherz.: brutto come il p., bruttissimo | condizione di vita peccaminosa, spec. con riferimento a una relazione amorosa vissuta al di fuori del rapporto matrimoniale: vivere nel p.
2 s.m. CO estens., colpa, errore | difetto, pecca
3a s.m. FO preceduto da un verbo copulativo, per indicare un fatto, un evento, una situazione che provoca rimpianto, dispiacere ecc.: è un p. che dobbiate partire, mi sembra un p. sprecare tutto questo cibo
3b inter. FO si usa per esprimere rincrescimento, rammarico, dispiacere, disappunto, ecc.: p. che non possiate venire!, che p., hai macchiato il vestito nuovo!, «Mi dispiace, questa sera non posso uscire» «P.»
4 s.m. OB LE ingiustizia della sorte: vergognatosi alquanto del p. della fortuna, ... prestamente il fé ritornare (Boccaccio)


Risulta comprensibile, quindi, se vediamo la terza accezione di Innocenza, che per la teologia cattolica, la risposta al titolo di questo articolo dovrebbe essere: non è possibile.

Unica, eccezione, forse, sono le classiche vite dei santi, laddove il peccato è il primo passo, il secondo è il pentimento, il terzo l'innocenza. Ma, anche in questo caso, peccato e innocenza sono solo una dicotomia temporale, parte di una verità il cui fine è posteriore alla morte e forse anche al lutto della morte stessa.

Siamo noi, in questo caso, l'ultima componente del processo di santificazione, noi siamo la bolla pagana della santità altrui. La chiesa, come quasi sempre ha fatto, ha solo raccolto la volontà del popolo, trasformandola in diritto divino, barattando servizio in potere.

Che cosa si può rispondere, quindi, al titolo di questo articolo?

Ho visto l'ultimo film di Chabrol, dal titolo simile, ma per trovare, in Chabrol, una risposta, devo tornare a L'inferno, con una delle grandi coppie, nell'interpretazione, della cinematografia francese. In questo film una Béart post plastiche accentuate, è la sposa forse infedele di un albergatore meschino. Non si capisce, per quasi tutto il film, se l'ossessione-gelosia del marito debba trovare fine, e forse giustificazione, in un letto sporco o in una specie di gravidanza fedifraga.

Kasper In The Glitter (racconto per ragazzi), dello splendido Philip Ridley, riesce a darci una risposta, seppur in altre costruzioni, altri personaggi, altre esteriorità. Il peccato è il prezzo da pagare per donare grazia al peccatore. La Béart è pura nella sua demenza e nella sua insoddisfazione catatonica, il marito, invece, diventa peccatore. Sarà lui ad andare all'inferno, mentre lei continuerà a flirtare con ogni angelo, con ogni pensiero, senza alcun pentimento da patire , senza alcun perché da violare.

Anche nella realtà italiana possiamo trovare esempi di questo tipo.

Trovo interessante, a riguardo, i due casi di cui tutti parlano al bar, che neanche "Donadoni o Lippi", ha cotanta audience.

Il primo è quello di Berlusconi, SantoSubito, per alcuni, Demone per altri, nella sua battaglia, ai limiti della mistica -  se andiamo a vedere le parole che usa - alla magistratura.

Alemanno è il secondo caso, con le pistole ai vigili, vigili da difendere affinché possano difendere le persone perbene, insomma, dai bambini dei rom, che invece dobbiamo catalogare, secondo il - troppo spesso chiamato - più equilibrato delle Lega, il nostro amato sassofonista, Maroni.

Molti pensano che Berlusconi, sia identificabile non nelle sue aziende, nei sue processi, nelle calunnie o verità, nelle azioni politiche, che sia Statista, Ladro o Assassino, ma nel suo sguardo. Lo avete visto, Berlusconi, quando ha quello sguardo un po' così, che non capisci se è catatonico o mefistofelico? Ecco, catatonico, mefistofelico. Cose da innocenti, cose da peccatori.

O Alemanno, lo avete visto Alemanno? Io ho cercano di immaginarlo, mentre diceva, con quella beata innocenza che in genere solo i pazzi hanno: "da oggi ordino che vigili siano forti perché noi siamo forti e vinceremo, relegando i Rom dove è giusto che stiano. Non nel paradiso, posto dei Giusti, e neanche nel purgatorio, che lì ci vanno gli Altri, i Rom devono andare più giù, e per poterli mandare giù è meglio iniziare a catalogarli". Che poi uno ci pensa, dopo questo incubo mal riuscito, e per qualche secondo crede pure di essere nel '38, e la prima cosa, ancora senza voce, che dice, è: ma perché il Duce quei cazzo di ebrei continua a chiamarli Rom? E poi niente, né Innocenza, né Peccato, un caffè e un croissant, che sono di fretta, grazie.

 

Alessandro Mazzi


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