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"...Dice cosí: «E compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori al­l'organizzazione politica, economica e sociale del Paese». È compito di rimuovere gli ostacoli che im­pe­discono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà rag­giun­to, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell'art. primo - «L'Italia è una Repubblica de­mocratica fondata sul lavoro» - corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c'è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chia­ma­re neanche democratica perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto un'uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tut­ti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro mi­glior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cam­mi­no, a questo progresso continuo di tutta la società.

E allora voi capite da questo che la nostra costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di un lavoro da compiere. Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinanzi!

...

Se voi leggete la parte della costituzione che si riferisce ai rapporti civili e politici, ai diritti di libertà, voi sentirete continuamente la polemica contro quella che era la situazione prima della Repubblica, quan­do tutte queste libertà, che oggi sono elencate e riaffermate solennemente, erano sistematicamente disconosciute. Quindi, polemica nella parte dei diritti dell'uomo e del cittadino contro il passato.

Ma c'è una parte della nostra costituzione che è una polemica contro il presente, contro la società pre­sen­te. Perché quando l'art. 3 vi dice: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine eco­no­mico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana» riconosce con questo che que­sti ostacoli oggi vi sono di fatto e che bisogna rimuoverli.

Dà un giudizio, la costituzione, un giu­di­zio polemico, un giudizio negativo contro l'ordinamento sociale attuale, che bisogna modificare at­tra­ver­so questo strumento di legalità, di trasformazione graduale, che la costituzione ha messo a di­spo­si­zio­ne dei cittadini italiani...

La costituzione, vedete, è l'affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario non so­no belli, ma è l'affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte co­mune, che se va a fondo, va a fondo per tutti questo bastimento. È la carta della propria libertà, la car­ta per ciascuno di noi della propria dignità d'uomo."

Piero Calamandrei - discorso sulla costituzione,  Milano 26 gennaio MILLENOVECENTOCINQUANTACINQUE (1955) 

(massimo ginesi) 

 

 


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