Critica fotografica
In rete
|
Il Buio di Kafka e il Coltello di Borges![]() Parlare di Kafka è un po' come parlare di niente o di tutto. Fu persino causa di lite tra Scholem e Benjamin. Il primo lo vedeva come Max Brod, amico e confidente dello scrittore, un Genio, un ebreo dal perduto ebraismo; il secondo, invece, lo guardava come un Mistico.
Se pensiamo alla storia del Coltello di Borges, capace di passare di mano in mano portando a compimento la propria volontà col tramite delle persone che lo usavano, così possiamo vedere L'Angelus di Klee, che fu di Kafka, che fu di Benjamin, che fu di Scholem. Gelido, infinito, senza speranza. E' un po', questa cosa, la troviamo in noi. Alcune analisi cognitiviste dicono che il punto è nell'azione che compiamo, e che, correggendola, correggiamo noi stessi. La teoria del Coltello di Borges, invece, ne è l'esatta antitesi. Cerchiamo delle azioni per far sì che le nostre emozioni rivivino in noi. Esempio: da bambini avevamo paura del buio. Da grandi faremo qualsiasi cosa per ritrovare quella paura. E quando ci chiederanno: "ma perché hai ucciso quella persona, rubato quella cosa, perso quel lavoro, che così facendo sei finito in galera, in quella cella buia, senza casa, in quella notte inerte", non sapremo cosa rispondere. Non sapremo che quel buio è la causa di tutto. Il buio, il nostro coltello. In questo intreccio di buio e di coltelli ritroviamo Kafka. Il suo Processo è (anche) la storia del Coltello di Borges: tutta la strada di Joseph K. non è, come la più parte della critica dice, già segnata. Non c'è (anche, non c'è) fatalismo, non c'è Stato che guida le cose, le azioni, i falsi pentimenti. C'è solo quel coltello di Borges, in quella storia di Kafka. E c'è Joseph che è guidato dal coltello di K., in quell'incedere verso il suo personale Nulla. (E in tutto questo c'è quell'Angelus che quasi si diverte, beffardo, a segnare la rotta.) Solo che per decodificarlo, Kafka, trova nomi quali Giudici, Poliziotti, Stato, Processo. E che poi il Coltello trovi cuori da fendere, carceri da abitare, strade buie per dormire, la storia è sempre la stessa. E se anche il cognitivismo cercasse di cambiare una giornata, e se anche vi riuscisse a sconfiggere quel Demone, ne subentrebbe un altro e un altro ancora, fino a che il Coltello, solo lui, non deciderà di strappare quel Muscolo e di trovarne l'Origine, per liberarlo dalla schiavitù della sua Soglia. Che solo lì, le mura cedono e il buio smette. Alessandro Mazzi |
Gallerie
Fotografia
Storie
|