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Critica fotografica

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Alexander Gardner

 

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 La fotografia di Alexander Gardner (1821-1882) è stata, per tutta la sua vita, la ricerca della rappresentazione dell'attimo pre-morte. Anche inconsapevolmente, come nel caso dei ritratti ad Abraham Lincoln, primo presidente degli Stati Uniti d'America assassinato durante il mandato o come quelli ai nativi americani, rappresentati come immagini del piatto del buon ricordo, poco dopo i grandi massacri e poco prima delle riserve.

Nato in Scozia emigrò negli Stati Uniti per fondare una comunità di tipo socialista, sperando di lasciarsi alle spalle la morente Europa. Successivamente portò ciò che restava della sua famiglia, decimata dalla tubercolosi nell'Iowa, a New York dove liniziò a lavorare con Matthew Brady.
 

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  Alla vigilia della guerra civile americana molti soldati vollero farsi fotografare prima di partire per il fronte e successivamente, assieme a Brady, si trasferì lui stesso sui campi di battaglia per documentarli fotograficamente.

 A guardare le sue foto, quelle dei campi di battaglia o quelle dei condannati a morte, sembra di vedere la non vita. La mancanza di speranza, di futuro, di prospettiva. Non c'è profondità, non c'è movimento. Non viene fissato il momento della morte, ma quell'attimo, che sembra infinito, che la precede. La morte è un cambiamento e come tale dinamica. La non vita è l'immobilismo, eternità.

 A Gardner viene anche attribuito un fake. Alcune delle sue foto più famose della guerra civile e che dovrebbero ritrarre due soldati morti in battaglia sarebbero in realtà il ritratto di un solo soldato sistemato dal fotografo in posizioni diverse.

Non è la morte che ha bisogno di rappresentazione, ma l'attimo che la precede, l'unico vero momento di terrore dell'essere umano. Quello che precede l'ignoto, quello che ci costringe a dare un senso a quello che è stato, non a quello che deve venire. Il momento di ciò che precede e resta a disposizione di quelli che devono dare un senso al loro vivere o alla loro attesa.
Qualcosa di simile accade ciclicamente nei reportage di guerra. Serve per addomesticare la realtà, per farcirla ad uso e consumo della nostra paura. Della nostra paura di vivere, non di morire.

 

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Prima foto: Alexander Gardner
Seconda foto: portrait of Abraham Lincoln, 1863
Terza foto:
David Herold, conspirator to assassination, after arrest, 1865.
Quarta foto:Lewis Powell, conspirator to assassination, after arrest, 1865.

 

Nadia Giusto



 


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