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Walmor Corrêa e la Criptozoologia

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Dal testo di Heuvelmans, "La Criptozoologia: che cosa è, e che cosa non è": "Quando ho coniato il termine "criptozoologia", nella seconda metà degli anni cinquanta, la ricerca sistematica degli animali ancora sconosciuta che io intendevo designare con quel nome, aveva una reputazione decisamente non buona. I sarcasmi e gli insulti dei rappresentanti della Scienza ufficiale non avevano cessato di piovere nel corso degli anni sui pochi pionieri che avevano avuto il coraggio e l' imprudenza di dedicarcisi. [...] Non mi restava altro che battezzare con un nome ufficiale la disciplina scientifica che avevo contribuito a far conoscere. Gli anni sono passati. Le nuove idee si sono diffuse e hanno perso la loro originalità. Le audacie sono divenute moneta corrente, i dubbi evidenze. I lazzi sono terminati. Solo qualche conservatore attardato o qualche giovane ignorante azzardano ancora talvolta delle recriminazioni che peraltro non trovano alcuna eco. Il nome "criptozoologia" è oggi usato correntemente in tutte le lingue della Terra: è anche entrato in molti dizionari ed enciclopedie.".

Queste sono le autorevoli parole del fondatore di un campo di ricerca che ormai viene considerato una branca della zoologia, rigorosa e scientifica tanto quanto essa. Si occupa dello studio e della ricerca di animali ritenuti estinti o della cui esistenza si hanno solamente prove circostanziali.
Negli ultimi anni lo studio dei criptozoologi ha contribuito alla scoperta di diversi criptidi, (così sono chiamati gli animali di cui non è certa l'esistenza, fino all'effettiva scoperta), quali il Calamaro gigante, e il Celacanto, pesce che si riteneva estinto nel Cretaceo.
C'è chi, al contrario, la giudica una pratica emarginata dal resto delle scienze, una sorta di avventura che ha in sé del farsesco - a noi di certo non sta giudicare - possiamo dire però che la criptozoologia ha quella magia, quella capacità di saper rispondere ai grandi, piccoli enigmi sulle creature che hanno abitato e che tutt'ora abitano il nostro pianeta, curiosità che scommetto, hanno almeno una volta attraversato la mente di ogni essere umano.
Gli animali più gettonati, potremmo dire "in copertina", sono i soliti mostri di Loch Ness, il Bigfoot, lo Yeti e tanti altri animali ormai quasi diventati leggendari.
Anche se, come il saggio di Heuvelmans sopra citato ammonisce, scambiare la criptozoologia per una becera caccia ai mostri, priva di qualunque conoscenza in campo zoologico, antropologico e geografico, in pratica equivale a screditare del tutto ciò che Heuvelmans e i suoi colleghi scienziati hanno cercato di creare in anni e anni.
Fino ad ora dunque abbiamo definito cosa sia l'ambito in cui opera l'artista che intendiamo segnalare: Walmor Corrêa.
La maggior parte delle persone troverebbe l'idea di disegnare parti anatomiche di creature bizzarre che neanche esistono un'impresa piuttosto vana. Ma questo artista ha creato delle opere di bestie fantastiche ed di forme viventi misteriose da diverso tempo.
Egli non è propriamente uno scienziato, ma nemmeno un artista, potremmo azzardare il termine "ibrido", la stessa parola che spesso è stata utilizzata per descrivere le sue opere.
Ciò che si desume dall'autobiografia essere importante per lui fin dall'adolescenza sono tre elementi che, guarda caso, miscelati a dovere tra loro, sono gli ingredienti necessari per comporre opere come le sue. Prima di tutto essere dei bravi disegnatori, aggiungerci sopra essere appassionati dell'ora di scienza e biologia, tanto da seguire il Prof. durante le ore di laboratorio, ("tempio di silenzio e morte" come ama chiamarlo lui...), aiutarlo a sezionare piccoli animali e poi disegnarne l'anatomia. Infine servire con una leggera spruzzatina d'immensa, colossale, sempiterna ammirazione verso Leonardo da Vinci, l'unico che riuscì a coniugare Arte e Scienza.

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E' considerato un artista criptozoologico in quanto analizza meticolosamente e con la medesima bravura e conoscenza le specie naturali come gli animali di leggende popolari. I suoi dipinti, disegni, i suoi diorami, rivelano e contemporaneamente progettano le sue possibilità creative di esplorare la biologia interna di animali nascosti, ancora sconosciuti e mitici.
Affascinato dalle teorie evolutive, dalla tecnica dell'imbalsamazione e dagli studi anatomici di Da Vinci, Corrêa sì è sempre occupato di disegnare le sue personali visioni della flora e della fauna terrestre, di come si manifestano a lui personalmente e, ancora più importante, come potrebbero venire rappresentate.
Eppure, tanto è assurda e in un certo senso gotica la sua materia, quanto come risultato finale fanno eco disegni eterei, clinici, freddi come solo la scienza può essere.
Ibridi, sicuramente; ma forse è proprio questo l'ingrediente nascosto? 
Questo è il suo sito.

Claudia Bortolotti


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