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Rébecca Dautremer

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"Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano" diceva Antoine De Saint-Exupery ne Il Piccolo Principe.
Rébecca Dautremer potrebbe fare lo stesso discorso, riguardo ai suoi libri. Anzi, lo fa. Ma con una punta di ottimismo in più. Ammette candidamente, infatti, che i suoi sono "finti libri per bambini". Due terzi dei lettori che fanno ore di code per avere una copia delle sue opere, o anche solo un suo autografo ai saloni del libro sono degli adulti.

Questa artista francese è ormai nota ovunque per il suo tratto: un gusto minuzioso, delicato e delizioso per i dettagli, quasi fiammingo; non a caso quando parla dei suoi maestri fa nomi come Bruegel e Vermeer, studiati ed amati per i giochi di luce, per la loro capacità di saper descrivere la realtà nei minimi particolari.
Ciò che ama come effetto finale è che l'illustrazione sia una storia nella storia, che vada oltre le semplici parole del testo.
Descrizioni a volte barocche, nei tessuti e nei drappeggi, che si gonfiano come mossi da colpi d'aria misteriosi e da leggeri tocchi di malinconia.
Questo, infatti, è il sentimento più grande che pervade ogni tavola della Dautremer, come una sottile melodia di fondo, quindi Cyrano ha il naso decorato come un Maori triste, gli innamorati sono sempre spettinati, le principesse imbronciate e i fiori sono sparpagliati per terra come a disegnare sul pavimento una lacrima.

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E Rébecca adora questa sua componente, nonostante le venisse criticata all'inizio della sua carriera.
A suo parere nella malinconia risiede la vera bellezza; preferisce i visi imbronciati e tristi a quelli sorridenti e felici. In effetti non è un obbligo essere sempre allegri...
Altra caratteristica peculiare delle illustrazioni dell'autrice francese, che l'ha resa famosa in tutto il mondo, è il colore, oltre che la tecnica con cui ottiene questi straordinari risultati.
A volte sfumati come nebbie invernali, a volte ricchi e violenti come i toni di un campo estivo, ovviamente non possono che essere colori a tempera, una tempera non propriamente accademica, su cui non si sa molto di più, sennonché usa molta, molta acqua.
Preferisce la tempera all'olio, perché è una pittura che non muore mai, permette molti interventi, basta aggiungere, infatti, dell'acqua e il colore riprende vita.
Ed è vero, i suoi personaggi sembrano dotati di vita propria, sul punto di muoversi, e raccontarti a gesti e parole la loro storia. Sono personaggi buffi, fantasiosi, a volte quasi onirici, ma descritti e disegnati talmente bene, che acquistano profonda credibilità.
Le immagini surreali della Dautremer per quanto curate, per quanto ricche di particolari, hanno nel complesso una spontaneità non dissimile al comune meccanismo di immaginazione, quasi che il sottile tratto, il senso del colore arrivino all'inconscio, il nostro, evocati dalle parole e dalle immagini di questa deliziosa illustratrice.
Questo è il suo sito.

Claudia Bortolotti


Fotografia

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