ERESIA CATARA : ATTUALITA' DI UN PENSIERO GNOSTICO.
Memoria di Albi
Al cercatore di luce regalo
le rovine fiammanti dei roghi
di Tessitori di verità nascoste.
Nel bozzolo di una civiltà
in lenta decomposizione,
mi racchiudo
per tessere un filo di continuità
tra il cielo blu-cobalto
e l'arancio-tramonto di Albi.
Pino Loco - Lagrasse (Francia del Sud), 25/VIII/2007
Tenterò, nel prosieguo della trattazione, di dimostrare la tesi, seppure espressa in forma poetica, secondo cui la storia dei Catari, la loro concezione filosofico-religiosa, definita e perseguitata dalla Chiesa come eresia, possa oggi costituire un valore di riferimento, quale filo di continuità tra passato e presente nell'ambito del percorso della conoscenza:metodo quest'ultimo da noi scelto.
La grande chiesa ha combattuto da sempre senza pietà, sin dal IV secolo, gli indirizzi di fede divergenti bollandoli come eretici. In sostanza essa ha rielaborato il concetto di eresia come dissenso ad una verità incontrastabile e indiscussa, svilendo il significato letterale del termine (dal greco airesis - verbo aireo = scelgo) che significa appunto scelta. Questo concetto è strettamente legato a quello di possibilità (dal greco dunanon) e solo dove c'è l'una ci può essere anche l'altra.
La scelta-possibilità è una delle indicazioni fondamentali su cui si basa il principio di libertà e di libero arbitrio, cui si è ispirato l'intero pensiero greco, come ad esempio Platone nel mito di Er e Aristotele nell'Ethica Nicomachea. Contrariamente la Chiesa, a partire dal IV secolo, dal momento in cui diventa potente, procedette violentemente contro i Cristiani non cattolici con l'esilio, il carcere, la rapina e l'assassinio.
Quasi mille anni dopo, le chiavi del sapere sono riemerse nel Sud della Francia. I roghi dell'inquisizione in Occitania contro i Catari bruciavano gente che osava leggere liberamente le Sacre Scritture o Aristotele.
Il nome "Catari" (dal greco katharoi = puri) - attribuito peraltro dalla Chiesa invertendo paradossalmente il concetto in segno opposto di malvagio, impuro, satanico -compare in Occidente per la prima volta nel 1163. I Catari invece si chiamavano abitualmente "Cristiani" o "Veri Cristiani" , "Buoni Cristiani", "Buone Cristiane", "Uomini Buoni". Con molta probabilità si rifacevano indirettamente alla gnosi della tarda antichità, ai Manichei che furono prima combattuti sul piano teologico da S. Agostino (Contra Manicheos) e poi, in modo brutale, dalla Chiesa fino a farli scomparire definitivamente dall'Occidente nel corso del VI secolo.
L'impianto filosofico-religioso del pensiero manicheo si basava sul principio dualistico del Bene e del Male, della Luce e delle Tenebre, di Dio e della Materia. Con certezza però i Catari provengono per filiazione diretta dal Bogomilismo, fondato nel X secolo in Bulgaria dal Sacerdote Bogomilo, probabilmente originario della Macedonia.
La teologia dei Bogomili, sviluppatasi forse a Costantinopoli, era caratterizzata in senso fortemente dualistico e, attraverso il manicheismo e lo gnosticismo della tarda antichità, giungeva fino al profeta e fondatore di una religione : l'antico persiano Zarathustra.
I Bogomili ripudiavano l'antico Testamento, la venerazione della Croce, delle reliquie e delle icone, le immagini della Vergine Maria, i Sacramenti e tutta la gerarchia clericale, condannandone la ricchezza e la lussuria.
Nel bacino mediterraneo, ed in particolare nel paese d'Oc, dove si sviluppa il catarismo, dopo il decimo secolo affluiscono e si concentrano ricchezze spirituali da ogni parte e senza ostacoli. In questo crogiolo di idee nasce questa corrente di pensiero religioso, quale "ultima espressione viva dell'antichità preromana", così come sostiene Simone Weil in "I Catari e la civiltà mediterranea" . Nella stessa opera l'autrice dichiara di essere convinta che i Catari "furono in qualche modo gli eredi del pensiero platonico, delle dottrine iniziatiche e dei Misteri di quella civiltà preromana che abbracciava il mediterraneo e il vicino Oriente; e che sia per caso o no, la loro dottrina ricorda per certi tratti insieme al Buddismo, insieme a Pitagora e Platone, la dottrina dei Druidi che un tempo ebbe a impregnare questa stessa terra".
La concezione filosofico-religiosa dei Catari si ricava dagli interrogatori dell'inquisizione e dai trattati che miravano a confutarne la dottrina. Inoltre è accessibile tramite gli scritti apocrifi, come "L'Interrogatio Johannis" o "La Visione d'Isaia", i trattati teologici quali il "Libro dei due Princìpi" o ancora i rituali dedicati agli aspetti liturgici, tutte fonti pubblicate in "La cena segreta" a cura di Francesco Zambon (docente di Filologia Romanza all'Università di Trento).
Agli inizi dell'XI secolo le prime attestazioni del Catarismo in Europa provengono dalla Renania e da alcune regioni limitrofe come le Fiandre e la Champagne. Dalla Francia il Catarismo si estese anche in Italia dove gli adepti presero il nome di "Patarini", organizzandosi nelle Chiese di Concorezzo, nei pressi di Milano, di Desenzano sulle rive del lago di Garda, di Vicenza, di Verona, di Mantova, di Firenze, di Spoleto ed in diverse parti dell'Italia Centrale fino ad estendersi a Roma, a Napoli ed in Calabria, dove fu sconfitto dalle tesi teologiche di Gioacchino da Fiore.
Va evidenziato che in Italia il Catarismo aveva assunto una forma più moderata, e nonostante ciò, la maggior parte dei credenti fu messa al rogo o nella migliore delle ipotesi, costretta dalla Chiesa al silenzio o all'esilio. Ma è soprattutto nel mezzogiorno della Francia, in Linguadoca, culla della lingua cantata dai trovatori, che la fede catara penetra meglio nel tessuto sociale tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo. La regione è un luogo d'incontro, di scambi commerciali e finanziari, e la borghesia apprezza nella religione catara il riconoscimento del lavoro come valore. Questa fede trova sostegno da parte di larghe fasce della nobiltà feudale. Ciò si spiega per motivi in parte culturali: le comunità catare, come quelle dei Castri, costituiscono dei luoghi di scambio e di discussione; nei castelli, con la "Fin'amors" (amor cortese), e presso i Catari, la donna trova il suo posto e il suo ruolo.
Dopo aver conquistato l'élites, la fede catara ottiene soprattutto l'adesione del popolo, che apprezza la semplicità dei predicatori e adepti, dei quali ammira, a differenza del Clero cattolico - dedito agli stessi vizi delle corti feudali - la vita esemplare e capisce le prediche in lingua Volgare. L'eresia divenne allora per la prima volta un movimento di massa. In questo periodo sorsero le diocesi catare di Tolosa, Albi, Carcassone, Agen, Razès e quasi in ogni città di una certa grandezza ci fu un vescovo cataro. Tale apparato viene istituito a seguito di un Concilio cataro svoltosi a Saint-Félix-de-Caraman nel 1167, nell'ambito del quale vengono determinate, tra l'altro, le aree geografiche dei vescovadi dell'Agenais, della regione di Tolosa, dell'Albigese e del Carcassès, mentre il vescovado di Razès si aggiunse successivamente nel 1226 a seguito di un nuovo Concilio svoltosi a Pieusse nei pressi di Limoux.
Il movimento aveva ormai assunto una vera e propria religione alternativa a quella cattolica, con la sua dottrina, i suoi riti e la sua organizzazione ecclesiale. La reazione della Chiesa non tardò. Dopo il tentativo di convertire i Catari alla fede cattolica attraverso una campagna di predicazione ad opera dei missionari Pietro di Castelnau e Domenico Guzman, il futuro fondatore dell'ordine dei Domenicani, una svolta decisiva fu segnata dall'avvento al soglio Pontificio di Innocenzo III. L'assassinio del legato papale Pietro di Castelnau per mano, secondo le accuse, di un sicario del Conte di Tolosa, Raimondo VI, offrì il pretesto per indire nel 1209 la Crociata contro gli Albigesi. All'ordine del legato pontificio, l'abate cistercense Arnaud Amaury, (Arnoldo Amalrico) :"Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi!" inizia, per mano della più grande armata, definita "Militia Christi", un massacro che durò più di cinquant'anni, col quale si mandarono al rogo oltre 500.000 Catari. Tale massacro inizia con la presa e distruzione di Béziers, dove furono bruciati, in un sol colpo, 20.000 Catari, fino alla caduta (16 Marzo 1244) della roccaforte di Montségur, nella quale per oltre quarant'anni visse una popolazione esclusivamente catara, il cui "Perfetto" Guilhabert de Castres aveva fissato nel 1232 la sede e la capitale della sua chiesa. Qui, forse, in quello che oggi si chiama "prats dels cremats", più di 200 eretici catturati nel castello furono bruciati ai piedi della montagna. Con il rogo dell'ultimo "Perfetto" cataro, Guglielmo Belibasta, arso a Villerouge Termenès nel 1321, si conclude la storia del catarismo occitanico.
Oggi ci si chiede qual' è il contenuto della dottrina di questi Catari, chiamati anche Albigesi o Tessitori ("tisserand" dall'occitanico "texerant"), appellativo quest'ultimo derivante dall'attività di tessitura cui era dedita la maggior parte di essi, quasi ad imitare l'apostolo Paolo che era fabbricante di tende.
Quale pericolo poteva rappresentare un movimento, la cui dottrina era basata sull'obbligo di vivere del lavoro delle proprie mani e sulla ricerca costante di un modello di vita, simile a quello dei primi cristiani, finalizzato al raggiungimento della purezza dello spirito?
La risposta la si trova nella preghiera catara che rappresenta l'essenza di tale dottrina, nel cui incipit viene invocato lo Spirito Puro affinché conceda la conoscenza:
"Padre Santo, Dio legittimo degli spiriti buoni, che non hai mai ingannato né mentito né errato, né esitato per paura della morte a discendere nel mondo del Dio straniero -perché noi non siamo del mondo né il mondo è nostro - concedi a noi di conoscere ciò che tu conosci e di amare ciò che tu ami..."
Essi si presentano come "Poveri di Cristo", "Apostoli di Cristo" e sostengono un dualismo radicale in senso gnostico. Dal trattato cataro dei due principi si ricava che il mondo è governato da due principi originari eterni, indipendenti l'uno dall'altro e pone fin dall'inizio un Dio maligno, il diavolo, accanto al Dio buono come essere di pari rango. Questo dualismo spiega innanzitutto l'esistenza del male nel mondo, imputando a Satana tutta la colpa della creazione sensibile, liberando Dio dalla responsabilità, in quanto Luce creatrice , da cui possono derivare solo spiriti puri. La comunità dei Catari risaliva a Cristo e al Nuovo Testamento. In Gesù non vedevano un redentore né un figlio di Dio, né la seconda persona della Trinità o un uomo reale, poiché Dio non avrebbe potuto incarnarsi nella materia visibile opera del Male. Vedevano in lui un angelo, un inviato e messaggero di Dio. Maria non era sua madre, anche lei veniva considerata come essere immateriale che appariva solo esteriormente come donna. Negavano l'esistenza di un inferno nell'aldilà, credevano però alla trasmigrazione delle anime attraverso cui la catena delle rinascite in corpi diversi era, per loro, una specie di inferno. Ripudiavano gran parte dell'Antico Testamento, nonché tutto l'impianto liturgico cattolico, compreso la venerazione di Santi e reliquie che, particolarmente in quel periodo, trovavano una spropositata diffusione a seguito delle crociate. L'unico sacramento ammesso e praticato, quale Rito di Iniziazione, era il "Consolamentum" (consolazione, riconciliazione), che rivestiva un'importanza fondamentale ed avveniva con l'invocazione dello Spirito Supremo e l'imposizione delle mani sul capo dell'iniziato. Esso aveva un significato di battesimo senz' acqua, ma con la Luce intesa in senso di gnosi, conoscenza, riassumendo in sé significato di confessione, penitenza, assoluzione, estrema unzione.
Il Consolamentum aveva per effetto la riunificazione con il corpo di luce celeste e risparmiava ripetute reincarnazioni, perché alla caduta degli angeli, ogni angelo caduto era diventato un'anima imprigionata in un corpo, mentre il loro corpo immateriale era rimasto in cielo.
L'apparato cosiddetto ecclesiastico, peraltro del tutto privo di luoghi di incontro come le chiese cattoliche, in quanto i Catari si riunivano presso le loro case, considerate "templi dello spirito", era formato oltre che dai credenti, da "perfecti" e "perfecte" - così chiamati dagli inquisitori - i quali, in qualità di capi e maestri, sceglievano una rigida ascesi che comportava il rifiuto di consumare qualsiasi cibo d'origine animale, tranne il pesce, l'obbligo di digiuno e la rinuncia a rapporti sessuali. Essi si impegnavano inoltre a lavorare presso le botteghe di cui disponeva qualsiasi casa catara. La massa dei fedeli si compone di credenti laici che cercano di avvicinarsi allo stato di purezza dei perfetti. I credenti assistono alle prediche dei perfetti ed esprimono il loro rispetto tramite il "melhorament": un saluto con il quale si inchinano tre volte fino a terra pregando i perfetti di benedirli. Un altro rito cataro è la l'"aparelhament": una confessione pubblica alla quale si sottomette una comunità catara. Le cerimonie si concludono con lo scambio del bacio della pace in segno di comunione spirituale dell'assemblea.
Da quanto esposto si deduce che il pensiero gnostico dei Catari, praticato in forma di religione, si basava sulla piena libertà spirituale fino all'assenza di dogmi.
La concezione dell'amore spirituale si innesta su una riflessione intorno alla forza e al male. Parafrasando Simone Weil i Catari "spinsero l'orrore della forza fino alla pratica della non violenza e fino alla dottrina che fa procedere dal male tutto ciò che è sottoposto alla forza, cioè tutto ciò che è carnale e tutto ciò che è sociale". Secondo la scrittrice la storia non fu che una sanguinosa conferma della purezza delle idee catare.
Concludo facendo mio il monito all'umanità, che la stessa scrittrice - a proposito del pensiero cataro - esprime in una sua lettera inviata a Déodat Roché fondatore della Société du souvenir et des études Cathares, datata 23 gennaio 1941, che ritengo sia di una sconcertante attualità: "Mai è stato necessario quanto oggi resuscitare questa forma di pensiero. Siamo in un'epoca in cui la maggior parte della gente sente confusamente, ma vivamente, che ciò che nel XVIII secolo era chiamato "lumi" costituisce - ivi compresa la scienza - un nutrimento spirituale insufficiente; ma questo sentimento sta per condurre l'umanità per i peggiori sentieri.
E' urgente rifarsi, nel passato, alle epoche che furono favorevoli a quella forma di vita spirituale di cui quanto c'è di più prezioso nelle scienze e nelle arti costituisce solo il riflesso un po' degradato".
Pino Loco