Soglie - vai alla home pageAida in Damascus Citadel

Critica fotografica

In rete

il mitomane e la puttana

La conobbe come si conoscono tutti, per caso. Per caso incominciò a corteggiarla, per caso lei disse sì.
In realtà non dovremmo parlare di un caso soltanto, ma di tanti. Lui era un mitomane, stava cercando altro, lei era una puttana, cercava chiunque. Lui sopravviveva, lei tentava di vivere. Entrambi lo facevano malissimo, entrambi in modo ridicolo, patetico, entrambi senza rendersene conto, o quasi.
E fu per questi casi che incominciò il loro legame d'amore. Lui inventava, ogni giorno, nuove storie, lei, ogni giorno, ci credeva. Erano belle, perché non farlo?
Era una puttana pagata con soldi falsi.
Abitavano lontani l'un l'altra, ma si vedevano spesso, quasi sempre. Lei era bionda, bella, triste. Lui era bruno, matto, allegro.
Le cose andavano bene, tra la puttana e il mitomane, andavano benissimo. Le storie erano sempre più belle, e lei sempre più bella, ascoltandole, diventava.
La puttana e il mitomane parlavano tutto il giorno, lui, da bravo mitomane, dava l'incipit, lei, da brava puttana, ci costruiva sopra. Lui faceva questo di mestiere, inventava storie. Lei faceva questo per natura, offriva amore.
Passarono i giorni e i mesi. Lui, il mitomane, dormiva con lei, la puttana. E quando dormivano, il mitomane e la puttana, smettevano di esistere. Non c'erano più invenzioni, non c'erano più monete false, non c'erano più bisogni. Lui la abbracciava, senza pensare, lei lo accoglieva, senza pagare. E dormendo, dimenticavano i loro mestieri.
Una delle peculiarità dei nostri due personaggi era che ogni tanto si scambiavano i vestiti, lui indossava quelli della puttana, lei quelli del mitomane. Ma sempre e comunque, prima di dormire, se li toglievano. Se li toglievano, se li mettevano, fino a non ricordarsi di averli indossati. E così, un bel giorno, il mitomane si dimenticò di essere un mitomane, e la puttana di essere una puttana.

I vestiti, quando sono lavati male e troppe volte, diventano stretti. E fu così che la puttana incominciò a vederne le pieghe, tanto quanto il mitomane incominciò a scorgere quelle della puttana.
Lei si accorse di lui, lui si accorse di lei. Ma lei lo fece per prima. E così, il mitomane, date le pieghe ormai troppo evidenti, dovette fare una cosa che prima di allora non aveva mai fatto, confessò. La puttana dapprima la prese bene, ma poi si accorse che il perdono è cosa da non prendere alla leggera e, soprattutto, è atto d'amore verso se stessi, prima che verso gli altri. E poi, come avrebbe potuto esser certa che il mitomane non avrebbe mai più ripreso i vecchi abiti? Dubitava, ormai, e le monete false divennero piombo sul petto.
Come ogni puttana che si rispetti, la nostra puttana non fu una delusione, rimase col mitomane, ma, allo stesso tempo, cercò altre strade. La puttana ormai era scissa. Di giorno cercava monete d'oro, di notte, deposti i vestiti, incantata e al freddo, sognava d'amore.
Il mitomane, dal canto suo, si accorse dei vestiti della puttana, e, anche per lui, fu scissione. La amava, la odiava: le cose che capitano agli uomini, d'altronde, capitano anche ai mitomani e alle puttane.

Passarono i mesi, e non furono mesi belli. Lui si sforzava, lottava, strappava lembi di abito, lei, invece, tornò alle sue vecchie abitudini, flirtava, e ogni occasione era buona, per metter su qualche banconota.
Erano ancora una coppia, ogni giorno si sentivano, ma incominciarono a vedersi di meno, sempre di meno. E le liti, sempre più spesso rischiavano di spezzare il legame.
"Sei una puttana", urlava il mitomane, "parli che tu che mi hai rovinato la vita", replicava la puttana. Ogni volta i litigi vedevano nuove parole, e il loro disprezzo trovava nuove manifestazioni, ma l'essenza del loro dramma, era sempre quello, una puttana e un mitomane, per potersi amore, devono cambiare pelle. Ma, cambiare pelle, è facile se sei un serpente, facilissimo se sei in procinto di perdere la memoria, ma molto difficile se mitomane e puttana, li sei da sempre.

Un giorno, dopo l'ennesimo litigio, l'ennesima separazione e l'ennesimo ricongiungimento, decisero di vedersi, e, una volta per tutte, decidere cosa fare delle loro vite.
Lei andò da lui, in treno.
Mentre la puttana era in viaggio, lui non riusciva a non vederla con un altro, a parlare con un altro, a tradirlo con un altro. La vedeva usare le loro parole, con l'altro, la vedeva col sorriso, con le lacrime, con tutto quello che avrebbe dovuto avere solo lui. Con un altro. E si domandava se mai avrebbe potuto perdonarla davvero.
Lei, mentre viaggiava, non riusciva a non pensare alle storie del mitomane, e, a sua volta, si sentiva, tradita, ingannata, imbrogliata. Ma lei non cercava una strada per riuscire a perdonarlo, per lei era più importante avere certezze per il futuro.
Fu così che arrivò da lui. Lei suonò, lui aprì.

Di questa storia non si sa più nulla, se non che, qualche giorno dopo, preoccupatasi per l'assenza dal lavoro, e visto che la puttana non rispondeva neanche al telefono, una sua collega andò a cercarla a casa. Suonò il campanello, e nessuno rispose.

 

Alessandro Mazzi 


Fotografia

· fleurs
· scanno 2
· scanno
· ...


Storie