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Gomorra, di Matteo Garrone Lo sguardo nella pentola che bolle Emblematico è l'intervallo. Un signore anziano si rivolge alle cinque ragazzine sedute nella fila davanti a lui. Dice che non è giusto che loro siano lì, che è un film violento, che non è educativo. Una delle ragazzine risponde maleducata: si faccia gli affari suoi. E una signora, stessa età del signore anziano, interviene: non crede che invece vedere la realtà sia utile e edificante? E la ragazzina timida messa a lato dice: abbiamo anche letto il libro. Ma Gomorra non parla della realtà, qualsiasi sia la realtà di Scampia. E' un film, e come tale ha uno sguardo, che è quello dell'autore, Matteo Garrone, che è molto autore e quindi ha (dovrebbe avere) molto sguardo.Quello che ha scatenato la discussione nella pausa pop-corn (e c'era chi li mangiava, nonostante gli spari da kalashnikov di poco prima) è che lo sguardo dell'autore, richiesto, non esiste. C'è una pentola che bolle e l'autore ci si butta dentro, per sentirne la temperatura insostenibile, ma non vede niente, perché sta sotto e non può nemmeno respirare. Due anni tra preparazione e ciak, vivere a Scampia come uno di Scampia e questo è il risultato. Ma non è un documentario. E, non avendo sguardo, annebbiato dalle bolle dell'acqua scaldata dal fuoco, molto fuoco come all'inferno, non è un film. Ha qualcosa a che fare con la performance, come una prova di coraggio filmata, quasi un videogioco ammazzatutti in cui non esiste pietà per nessuno. Lo sguardo qual è? E cosa deve provare lo spettatore quando davanti a sé come in un teatrino ben ricostruito - ma siamo sulla strada, una strada vera! - si svolgono scene di guerra, senza che si capisca il motivo della guerra, si senta la paura della guerra, si senta con violenza l'odore del sangue? Un film senza racconto regge solo con personaggi densi e forti. Negli altri film di Matteo Garrone, i personaggi c'erano, si stava con loro e contro di loro. Il nano de L'imbalsamatore lo odiavi e provavi pietà per lui e per quei suoi burattini che gli si rivoltavano contro; in Primo Amore detestavi lui e la sua ansia di controllo, cercavi di capire lei e la sua malattia, e alla fine provavi pietà per entrambi, comprendevi l'uno e l'altro. In Ospiti correvi sul lungotevere con i due ragazzi albanesi e cercavi di capire cosa significhi essere ospiti in una terra che ti ama, ma è straniera. Ma si trattava di pochi personaggi, e Garrone gli stava sempre addosso, raccontando mettendosi nelle loro mutande. Chissà perché vedendo Gomorra, dopo avere amato tanto il regista, mi è venuto in mente Gangs of New York. Anche lì, poco racconto, tanti personaggi, zero empatia. E anche lì, un autore enorme, come Scorsese, che sembra non avere più sguardo, che non riesce più a raccontare come lui, attraverso il suo sguardo, vede il mondo che sta raccontando. Qui, in Gomorra, l'aggravante è che il teatrino in cui si svolgono le vicende non è ricostruito in studio e non ci sono costumi e pistole d'epoca. Si tratta di un quartiere di Napoli, distante pochi istanti da noi. E quando si ha a che fare con la realtà, con una realtà distante pochi istanti da noi, si possono fare due cose, se si vuole raccontarla: o trasfigurarla e renderla estrema, eccelsa o tragica; oppure esserle fedeli il più possibile, senza tradirla mai. Penso che Garrone abbia cercato di fare questo, ma essendo un regista cinematografico, ed avendo fatto un film e non un documentario, il senso del tutto sfugge un po'. Un altro film che mi viene in mente è Elephant di Gus Van Sant. Si tratta della ricostruzione del fatto delittuoso della Columbine High Schoo. Due ragazzini, molto simili ai due ragazzini che si sentono invincibili di Gomorra, sparano a chiunque gli capiti a tiro, in un giorno casuale della loro vita scolastica. Ma Gus Van Sant, in poche scene all'inizio del film, mi regala il suo sguardo e mi permette di capire cosa vuole dire. Il titolo, infatti, fa riferimento al proverbiale "elefante nella stanza", metafora di un problema che tutti possono vedere ma che nessuno vuole affrontare. Quindi mi chiedo: cosa ci voleva dire Matteo Garrone con questo suo ultimo film?
Sara Mosetti |
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