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Realtà verosimile

 
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Subito dopo le elezioni mi è capitato di sentire frasi tipo: "massì, sarà quel che sarà, ma a me importa che faccia i miei interessi, che poi faccia anche i suoi, va bene lo stesso", "io lo avevo votato perché di sinistra, volevo uno di sinistra, anche se, va be', certo non è un gran politico", "ma figurati se ho votato, sono tutti corrotti, tu ti sei accorto della differenza tra un governo e l'altro? Io no, alla fine è sempre la stessa roba". Tutti discorsi condivisibili, se si accetta un certo punto di vista. Il Punto di Vista, il Nostro, quello che ha sostituito la verità col verosimile.

E' verosimile il pensiero che il capo del governo si occuperà di noi, che ci farà pagare meno tasse, che ci darà sicurezza e occupazione? Sì, lo voto. No, voto l'altro. Io decido, io sono Libero.
Quindi abbiamo un verosimile come oggetto delle nostre attenzioni. Poi c'è il verosimile soggetto: essere di destra, di sinistra, di centro. E, anche questo, trova verità nelle idee. Quelli di destra sono così, quindi io, essendo così, sono uno di loro. C'è sempre stato, dal Re e dai Servi, in poi.
C'è il verosimile in quello che leggiamo. Prendiamo un romanzo, magari scritto bene, e troviamo personaggi verosimili, a cui somigliare. C'è il verosimile nella scrittura di quei romanzi, ben strutturati, con tutte le parole e i punti al loro posto. E così per il cinema, la musica, le arti.
C'è il verosimile nell'amore. Quella corrisponde a quello che ho bisogno, è verosimile che io l'ami, e quindi io l'amo.

C'è il verosimile in quello che diciamo, ognuno col proprio database personale, con le frasi giuste al momento giusto, per legittimare la nostra intelligenza, il nostro ego, il nostro essere corretti o scorretti, a seconda di cosa è più verosimile che noi si sia. E così noi siamo le nostre verosimili parole. Il nostro verosimile matrimonio, la nostra verosimile vita.
Anni fa lessi un libro di Guenon, Simboli della Scienza sacra. E' un libro verosimilmente affascinate, che fa critiche alla società, verosimili. C'era una frase che subito trovai più banale delle altre, di facile interpretazione: un tempo gli uomini e gli animali, come la natura, erano simbiotici con Dio, quindi non necessitavano di alcuna iniziazione.
Mi sembrava scontata, come le scritte dei saggi orientali, quando le si estrapolano facendole diventare prima moda, poi noiose. Insomma: troppa sovrastruttura, siamo distanti dall'essenza, ci stiamo perdendo, cose così, le solite cose, anche se pensate con più profondità.
Poi ho letto, in Soglie, gli articoli sul reale, sui dubbi dell'esistenza. Anche questi, temi visti da Musil, col suo "come se", viviamo come se ci fosse un dio qualunque, facciamo finta che esista davvero, viviamo con una donna qualunque, come se fosse la nostra unica possibilità di amore, leggiamo un libro, come se davvero fosse bello e interessante.
Come se, verosimilmente, fosse.
E così la realtà verosimile, o un'altra, anch'essa più o meno verosimile, più o meno funzionale alla realtà di cui abbiamo bisogno.
E così ho visto quando uno nasce, le scelte che fanno per lui, e poi quelle che lui stesso farà per la propria vita, per trovare un qualcosa di simile alla felicità che gli hanno spiegato. E così sarà di destra o di sinistra, a seconda di cultura e capacità intellettuali avrà un lavoro migliore o peggiore, sposerà una donna, amerà un uomo, tutto verosimilmente giusto, ponderato, spontaneo. Una casa, una donna, un lavoro, oppure altro, non accettare la casa, il lavoro, i rapporti. Tutto giusto, tutto figlio di un verosimile libero arbitrio.
Poi ho ripensato alla frase di Guenon, e, quella frase, insieme al concetto di reale o non reale, si è sovrapposta alla visione di un bambino che uccide una lucertola con un sasso. E davvero ho visto la lucertola perfetta, come diceva Guenon, in simbiosi con tutto. A essere irreale non era, quindi, lei, ma il bambino. Così bello, cattivo, verosimile. Poi ho visto il sesso, il sesso che facciamo quando ci infiliamo in una donna che verosimilmente è la nostra donna. Ho visto il sessantenne col viagra, per avere ancora una verosimile sensazione di giovinezza. Ho visto il glamour estetico e le pillole e le creme e foto patinate e gli editing intelligenti, e i barboni che puzzano di alcol e i manager che puzzano di rolex e niente, niente realtà. E poi andare a letto, dopo quella giornata passata con quel lavoro, così verosilmente soddisfacente, abbracciare quella donna, così bella, brutta, simpatica, antipatica, acida, dolce, dopo aver letto qualche pagina di un buon romanzo, ascoltato le parole di un buon amico, e finalmente addormentarsi di sogni verosimilmente piacevoli. Poi, invece, purtroppo, quel sogno non arriva, e al posto suo sognamo di fare i cacciatori in una foresta, stupriamo la nostra compagna di banco delle elementari e, proprio mentre lo facciamo, sentiamo un profondo amore per lei. Assolutamente vero, o forse no, ma non importa, avremo comunque, un verosimile risveglio.

 

Alessandro Mazzi

 

(foto di Carlos Suarez)


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