Critica fotografica
In rete
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The Funeral of the Heart![]() Leah Hayes è nata a Brooklyn. Non si riesce a capire quando, in rete non ce n'è notizia. A lei non piace dirlo, forse, e in fondo, che importa? L'età non conta, se si è nati a Brooklyn e si disegna, scrive e canta, perché tanto è facile immaginare che tipo di bellezza effimera possegga l'autore di The Funeral of the Heart, il secondo bande dessinée di Leah Hayes pubblicato da Fantagraphics, disponibile da marzo negli Stati Uniti e solo da ora in qualche libreria segreta nel resto del mondo. Segreto: è la parola chiave -segreta- per capire che di certe cose è meglio non parlarne a nessuno, finché si riesce a resistere alla tentazione. Perché segreto è meglio che rimanga tutto ciò di prezioso e sconosciuto in cui ci si imbatte casualmente per strada e che ci accompagna fino a casa, per essere scoperto, stupirci e diventare parte del nostro micro universo di amori.
Passavo per la Rue St Martin davanti alla storica libreria di fumetti Superheros, che, ad essere onesta, non ho mai frequantato. The funeral of the Heart è in vetrina esposto come una reliquia -un formato strano, nero e bianco come i fogli delle fotocopiatrici. Entro per dare un'occhiata, chiedendo in visione il libro ad un commesso rosso e spettinato. Lo compro senza sfogliarlo perché sono di fretta e vado al lavoro, dove non mi resta che aprirlo e scoprirne i misteri.Non è un fumetto, sono dei racconti illustrati. Fumetto fa sempre pensare a delle storie divertenti, e qui, non è proprio il caso.Il titolo è dark, "funerale" è scritto con caratteri romantici a mano, mentre "heart" è disegnato diversamente, in 3D, ha la concretezza del legno e si appoggia su un palcoscenico con delle tendine alzate, come se si trattasse di un palco su una camera mortuaria. Sul retro della copertina la dedica è per "Micheal who is 25" e penso che magari è un indizio per scoprire in che anno è nata l'autrice, che magari, invece, è sua nonna. A Leah Hayes non importa che nei fumetti di solito ci sono dei riquadri che incorniciano le piccole vignette disegnate: lei scrive su una pagina e di fianco disegna qualcosa, come abbiamo tutti fatto alle scuole elementari per spiegare meglio quello che non riuscivamo a scrivere. Di più: i suoi fogli sono neri e usa solo un inchiostro bianco con un pennino fine, sia per le linee sottili, sia per le grandi campiture, che sono cosi degli intrecci di tratteggi sottilissimi. Col pennino ritaglia i contorni rotondeggianti ma duri dei suoi eroi -i coniugi Paper o il povero Mr Whoreson- come si fa quando si disegna con una matita micromina, nel disegno tecnico. Forse è una micromina e i colori sono invertiti al computer. Lei disegna così, il risultato è che scava la luce da sotto il foglio e la tira fuori, in superficie, a graffi bianchi su fondo nero, sperando di illudere il suo lettore che quello sia uno stile naif e infantile come si usa nei diari al liceo. Non lo é, uno stile ingenuo, né quando disegna, né quando scrive.Ci sono cinque storie, la prima è The Bathroom. In The Bathroom, "Mr e Mrs Paper had never loved anybody else". E' molto semplice, l'amore, per alcuni: la storia del loro, che, come si deduce dal titolo, si sviluppa in un bagno e termina con un funerale, è racchiusa in quella frase, perché la vita coniugale dei signori Paper è quella di non avere mai amato nessun altro. Ce lo spiega anche l'illustrazione, i coniugi nudi e anziani, avvinghiati sopra un letto. E finisce male, perché a volte la vita è cosi', dura come i tratti del suo pennino, e dolorosa.
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Ma in tutte le sue storie, i suoi funerali del cuore, LH ricorda al suo pubblico che il lato tragico della faccenda -i dolori, le separazioni, gli abbandoni, la morte- è sempre inferiore al risvolto grottesco del dramma, che corrisponde al dolore visto da un certa distanza o da un altro punto di vista. Per questo motivo durante la lettura delle sue storie (Whoreson, The Change, The needle) non so mai se è opportuno ridere o piangere, e mi trovo di fronte ad un grande imbarazzo, una vergogna, per non sapere bene quale sensazione provare. Come nell'ultima The Hair: lo stupore è totale di fronte al caso di due gemelle siamesi nate legate per i capelli, la cui madre, dotata di incredibile follia e di incredibile tatto, non sa se quei capelli siano da tagliare o se facendolo commetterebbe un errore irreparabile, finchè decide di non agire, bloccando lo scellerato medico che le spiega "We're scientists here, It will not hurt them, it' just hair", a cui la madre risponde serenamente "Maybe they are supposed to be together". E nelle risate amare e dolci, che mi scappano senza volerlo, mentre leggo al lavoro, sento una specie di intimità violata, di secreto scoperto, come se qualcuno avesse saputo mettere il dito là, dove non avrebbe dovuto. E perché infondo, vergognarsi di fronte a delle storielle sarcastiche, a un libro in bianco e nero, scritto con semplicità e raffinatezza, come questo di Leah Hayes? Perché la sapienza della sua mano e delle sue parole tocca le corde del nostro pudore, ci gioca, prende in giro i malesseri, i rimpianti, le sconfitte e guarda in faccia il dolore senza timore né onta. Qualcosa di raro e prezioso, oggi. Non c'è niente di bello da vedere, i personaggi del libro sono tutti grassi o pieni di peli, veri, davvero brutti e buoni, come le lenticchie con la polenta. Ed è per questo che è difficile non amarli. Leah Hayes canta nel gruppo Scary Mansion, disegna e fa altre cose che sono nel sul sito. The FUNERAL OF THE HEART è il suo secondo libro. Miriam Mosetti |
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