Giacomo Saviozzi è un fotografo. Di quelli che prima di fare uno scatto, pensano a un progetto. Di quelli che prima di pensare a un progetto, hanno un'idea. E questa idea, non è mai banale. Non cerca il consenso del glamour, non cerca la moda, ma solo la concretizzazione di se stesso e delle sue idee.
Lo abbiamo intervistato in occasione dell'uscita del suo libro: L'interruttore del buio, edito da Morgara Edizioni.
Soglie: per iniziare, Giacomo, potresti dirci come mai hai iniziato a fotografare? Tradizione familiare o ispirazione?
Saviozzi: non è una tradizione familiare, mio padre era un pittore e aveva una galleria d'arte. Per anni la mia famiglia ha avuto una tipografia. Quindi, comunque, respiravo arte in carta stampata.
Soglie: credi che la pittura abbia avuto un'influenza sul tuo modo di fotografare, o, comunque, di vedere le foto?
Saviozzi: avevo la passione della pittura, ci ho anche provato a dipingere, a esprimermi artisticamente, ma ero molto condizionato dagli studi e dalla passione per alcuni autori, in particolare amavo tantissimo Burri. Forse per questo non sono mai riuscito a "creare" nulla di mio, tutto ciò che ho dipinto è sempre finito per assomigliare ad altro.
Soglie: sembra un paradosso: sei passato dalla pittura alla fotografia per smettere di riprodurre e per iniziare a creare?
Saviozzi: no sono passato alla fotografia per esprimermi, è più un'esigenza di comunicazione che personale.
Soglie: cosa intendi per più un'esigenza di comunicazione?
Saviozzi: intendo dire che la fotografia per me è un medium, uno strumento comunicativo, un modo per far passare idee e messaggi. In un certo senso è un po' come scrivere, la mia fotografia è fatta per raccontare storie e non acconciare dei colori o delle immagini. Per questo motivo ho scelto la via del reportage. Anche perché non riesco a fotografare se non mi prefiggo un obiettivo, se non ho una sorta di story board.
Soglie: passando dalle storie ai tuoi libri, ci puoi dire come sono nati, come idea e realizzazione?
Saviozzi: certo, il primo, "scendo cambio il mondo e torno" è un reportage sui movimenti pacifisti dal social forum di Firenze a Roma, dal 2004 al 2005. E' nato dalla fotografia "militante". L'interruttore del buio è un percorso invece più introspettivo, molto più ponderato. Volevo raccontare una storia che in fin dei conti non mi apparteneva, di cui io stesso non ne conoscevo i contorni.
Soglie: sembra di capire che le tue conoscenze crescono insieme alle storie che racconti. E' così?
Saviozzi: sì, certo, soprattutto il mio ultimo lavoro, è stato molto lungo, ancor prima di iniziare a fotografare ho passato quasi due anni alla scrivania a documentarmi, leggere libri, guardare film. Ho dovuto costruirmi una "coscienza critica".
Soglie: come definiresti questo tuo libro?
Saviozzi: ho cercato, più che altro, di comunicare ciò che avevo assimilato, ho dato, a chi guardava, le mie emozioni, la mia particolare lettura. Non ho idea di come definirlo... Io mi limito a raccontare una storia.
Soglie: ottimo: credo, in effetti, che questo sia uno dei compiti di ogni artista. E adesso la classica domanda di rito: progetti per il futuro? stai già lavorando a un nuovo libro e sei in attesa di ispirazione?
Saviozzi: l'ispirazione grazie al cielo non mi manca, a volte ho addirittura troppe idee, la difficoltà, al limite, consiste nel metterle in pratica, nel trovar loro una giusta realizzazione. Purtroppo, in Italia, l'arte in generale e di certo il mio genere di fotografia, non vivono un periodo fortunato, per cui , purtroppo, il difficile è trovare una commercializzazione adeguata al lavoro. Nel nostro paese, purtroppo, ogni genere di arte trova difficoltà, per non dire intralci, per poter venire a galla, per poter essere divulgata. Molto spesso, a farla da padrone, sono i mercanti. E i mercanti, purtroppo, cercano prodotti da vendere, da commercializzare per farci un ricavo. Poco qualità, quindi, e guadagno sicuro. Poca ricerca, ma prodotti da cartolibreria, a poco prezzo.
Soglie: un quadro non proprio allettante, per un fotografo che, leggendo, vorrebbe sapere come fare per pubblicare un libro. Tu che consigli gli daresti?
Saviozzi: mah... Non sono uno abituato a dare buoni consigli, però, il primo che darei è quello di avere alle spalle una solida progettazione. Senza un buon progetto, senza una bella storia, le foto rischiano di essere solo gradevoli, ma non adatte per riempire le pagine di un libro. Un libro è una cosa particolare, non è un semplice insieme di belle foto, ma è un insieme di foto che compongono una storia. Io, per esempio, all'inizio non mi sono preoccupato di come pubblicarlo, mi sono preoccupato di essere chiaro, di avere un storia che funzionasse e di conoscerla bene.
Un amico, fotografo della Magnum, Enzo Cei, mi disse una frase che trovo calzante: "in casa mi entrava farina, ed usciva pane", è un modo di dire toscano per indicare che trasformava le semplici idee in qualcosa di concreto, concreto come lo è il pane.
E così finisce l'intervista, con quelle sue parole toscane che ha usato per dirci che insomma, basta poco, per fare un libro: avere delle idee, concretizzarle. Ma poi, a vedere le sue immagini, ci viene da pensare che forse non era proprio così vero, e che, per farle così, occorre anche quel talento che serve per fare una buona cosa.
Pubblichiamo due lavori di Saviozzi, in edizione integrale, nella nostra galleria.
Il primo si chiama tra finzione e realtà ed è uno studio fatto su alcune immagini tratte da film e successivamente ripensate e concretizzate colla sua macchina fotografica.
Il secondo si chiama la bambina e il graffito.
Tra finzione e realtà
La bambina e il graffito
Questo, invece, è il link al sito dell'autore: interruttore del buio
Brevi cenni biografici
Giacomo Saviozzi è nato a Lucca, vive e lavora alle porte della Maremma. Grafico pubblicitario fino al 2005 ha tenuto corsi di formazione per la Provincia di Pisa nel Carcere di Volterra, dal 2002 al 2004. Volontario Carcere nel GVC di Lucca dal 1994. Nel 2005 ha pubblicato per la casa editrice Non Solo Stampa di Pisa il libro fotografico: Scendo, cambio il mondo e torno, un reportage fotografico in tempo di pace sui movimenti da Firenze a Roma con la prefazione del giornalista Alfio Nicotra. E' arrivato 2°al concorso nazionale "Fuori dove?" presieduto da Gianni Berengo Cardin e organizzato dalla Povincia di Milano e dalla Regione Lombardia.
Maggio 2008 ha illustrato con 15 scatti la rivista d'alternativa libertaria "Antipodi" dal tema sicurezza.
Attualmente collabora con la regista e produttrice della BBC, Susan Steimberg.