Critica fotografica
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Bestiario. Cattelan 1995-2007![]() "La vergogna è un sentimento sano, e anche ingiustamente disprezzato. Da qualche parte ho letto che là dove l'uomo arrossisce, inizia il suo essere più nobile. Tra tutti gli animali, siamo gli unici a provare imbarazzo, o se non altro gli unici a dimostrarlo. La vergogna, forse, è un modo discreto per uscire dall'anonimato: quel volto che prima ci appariva identico agli altri, di colpo è riconoscibile, viene visto, le guance tinte di imbarazzo. " Maurizio Cattelan, Trento, 30 Marzo 2004
Un asino raglia, bocca spalancata, orecchie tese: sopra di lui, al centro della sua schiena, sta in equilibrio un cane bruttino e molto arrabbiato, che ringhia parallelamente all'asino, dritto verso qualcosa che ha di fronte. Sopra di lui, leggero, un gatto con la coda arcuata, il pelo arruffato, mostra i denti e soffia forte, orecchie abbassate. Un gallo nero con la cresta rossa si appoggia delicatamente sulle sue spalle del gatto, ritto e assente, al vertice della piramide di animali. (MC 1995, Love saves life). I loro quattro scheletri, nelle stesse identiche posizioni, sono sempre molto arrabbiati, due anni dopo. (MC 1997, Love lasts forever) ![]()
Tiramisù era il nome del cavallo che è avvolto in una possente imbracatura di cuoio, color terra di Siena. Dello stesso colore è il suo pelo, il colore del suolo che, perché no, ha calpestato nella sua esistenza dura e bella. Gli occhi aperti, profondi, languidi, incorniciano una macchia bianca simmetrica, al centro della fronte. Le orecchie alzate. Il collo e il capo piegati, dal loro stesso peso. L'imbracatura voluminosa lo sorregge dal ventre e lo mantiene a qualche metro dal suolo, vicino al soffitto, a cui è infine legato tramite corde spesse e ordinate. Il cielo dietro di lui: i bellissimi stucchi candidi della volta di una delle stanze del Castello di Rivoli, dove il cavallo vive nuovi fasti, sconosciuti e strani, per la seconda volta, dopo essere avere subito una tassidermia. (MC 1996, La Ballata di Trosky o 1997, Novecento) ![]() ![]() Un parquet chiaro. Uno struzzo nero e bianco ci affonda il collo, sparendo nel suolo e lasciando intorno la segatura come traccia della perforazione. (MC 1997, Untitled). Sono undici, neri e lucidi i piccioni impagliati che stanno a guardare sul bordo del muro, all'interno della galleria, davanti e in basso, divisi in piccoli gruppetti curiosi. (MC 1998, Turisti). Una scultura di due metri, un elefante mascherato da un grosso telo bianco, un elefante fantasma. Tre grossi fori, dai quale emergono una enorme, imbarazzante proboscide rugosa e due occhi gialli spaventati. Le zampe statuarie sono come piedi troppo lunghi per nascondersi sotto il vestito. (MC 2000, Not Afraid of Love) ![]() Uno spazio neutro, di cemento, quadrato. Due bellissimi cani dal mantello color panna, riflessi di giada, due labrador. Stanno seduti, un vicino all'altro. Guardano vigili intorno, occhi sbarrati. Quello sulla sinistra è semi sdraiato ma vigile. L'altro è seduto, più sereno, ma altrettanto minaccioso. Guardano in due direzioni opposte che si incrociano, immobili, impagliati. Non smettono di ammonirci. Nel punto di intersezione del loro sguardi, tra le zampe, un piccolo canarino color paglia approfitta di una pausa. (MC, 2007 Untitled) La stessa coppia, dieci anni prima, giaceva amorosamente composta, in un bacio delicato. (MC, 1997 13.3.81 My last Kiss). Miriam Mosetti
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