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The Lightning Field. Walter de Maria, 1977![]() Walter de Maria ha realizzato, trent'anni fa, una di quelle opere che non lasciano indifferente nessuno e che, possedendo questa rara qualità, andrebbero viste almeno una volta nella vita. Io non l'ho ancora fatto, ma non è detto che voi, che programmate con impazienza sogni d'estate, non si possa decidere di andare in New Mexico per vedere di che si tratta. Come Robert, che ha deciso di farlo.
Il viaggio di Robert comincia nelle sue pause pranzo, al lavoro. Quella sera ha finito prima di distribuire soldi allo sportello. E' fuori. Mentre cammina legge il suo libro e azzanna avidamente un sandwich tonno/avocado, sognando le morbide forme di Camilla Lopez in Chiedi alla Polvere. Deglutisce, si tuffa nella metro, la linea più interminabile e afosa della metro londinese, qualsiasi essa sia. Alla fermata X, egli capisce che la sua esistenza è sprecata e che è stufo di tutta questa insensatezza. E' a due passi da casa, sale le scale, apre la porta, in casa non c'è nessuno. Ha appena finito Chiedi alla Polvere. Lancia la sua valigetta in pelle sul letto e il libro. E' talmente pallido che lo specchio rifiuta di rifrangere quel madreperla della sua carnagione. Si ferma in cucina, si appoggia ai fornelli, pensa un secondo. Scosta la tenda, guarda fuori dalla finestra. Nessuno. Toglie la giacca ed infila quella da Top Gun, in pelle nera. Prende a caso qualcosa dalla dispensa della colazione: un sacchetto di pane a fette. Lo mette in una borsa, estrae il portafogli dalla valigetta e il passaporto dal cassetto, sbatte la porta e in strada: ferma un taxi piazzandosi davanti al veicolo. - All'aeroporto. Il giubbotto di cuoio si è trasformato in un impermeabile nero e Robert è pensieroso mentre la pioggia battente scuote l'auto da una parte all'altra. - Nessun Bagaglio. Il volo per Albuquerque, New Mexico, non comporta nessuno scalo e Robert non si spiega il perché. E poi, è andata così: Robert è arrivato all'aeroporto, stanco e sporco dopo tutte quelle ore su quel lurido volo, con le briciole di pane sulla la camicia e il profumo di Nancy ancora nella mente. Ha iniziato a pensare a Kerouac, al viaggio, e a Salinger e Holden e ha deciso che l'America è lì ad aspettarlo. Il tramonto, un'auto a noleggio al rent-a-car dell'aeroporto. Ha preso la I-25 North fino all'incrocio con la I-40 West e ha guidato per circa 70 miglia. Robert non sa quanto sia in chilometri. All'uscita 89 ha presto la Rte 117 South e seguito i segnali per Quemado. Non ci sono autobus per Quemado. Alla radio c'è Hotel California e Robert canta, disperato. Una volta arrivato alla Dia Art Foundation, esibisce una carta di identità e dice, in spagnolo. - Ho prenotato. L'inserviente della Dia Art Foundation, dice - Prego E lo accompagna fino alle cabine. Una piccola casetta -tre stanze da letto- e 5 sconosciuti lo attendono, in quel pomeriggio afoso di Luglio. E' timido, ma cerca di far conoscenza. Ognuno è andato lì per ragioni diverse e, a parte il vecchio uomo bonsai, centenario, raggrinzito e con la pelle ustionata, gli altri spiegano a Robert il perché. Quando viene il suo turno è già sera e Robert non ha più tempo per parlare. ![]() ![]() Il cielo si è oscurato e qualcosa sta per succedere. Robert si siede, sulle lenzuola dure della sua brandina. La stanza ha le pareti di vetro. Di fronte e intorno c'è solo la campagna notturna, arida e strana del New Mexico, qualunque essa sia. E' buio e tutti sono in silenzio. Il vento dell'Arizona, ovunque essa si trovi, inizia ad alzarsi e arriva fin lì. Robert pensa a Dorothy e Oz, e il Kansas che danza e tutto inizia a muoversi forte, gli alberi, l'antenna sulla casa e il terreno vibra. - E' come in California, pensa Robert. Pioggia scrosciante. L'ordine è quello di non uscire assolutamente di casa, ma Robert tenta di aprire la maniglia della porta, di fronte allo sconcerto dei suoi 5 coinquilini, paralizzati dal terrore. La maniglia è bloccata, come le macchine di Jurassic Park. Il congegno sta per attivarsi. Il guardiano nella baracca a fianco spegne la luce, esce, corre fino alla macchina e sparisce nel deserto. Il viso di Robert è furioso, con gli zigomi duri e rossi. E così, uno. Un lampo, bianco, enorme, abbagliante, si lancia nel buio della notte, storto come una scheggia di vetro e feroce come la pazzia fredda del killer, e muore sul palo in acciaio installato nel terreno. Ce ne sono 400, di pali. Hanno tutti la stessa altezza e formano una griglia regolare e folle. E' Walter De Maria, che li ha messi lì, nel '77, a questo proposito. E ancora, Dorothy, il Mago di Oz. Un altro, si staglia più violento e brucia tutto intorno, la terra rossastra, il deserto, quel che ne resta. Chiedi alla polvere e ti dirà chi sei. E poi il rombo, fortissimo, il primo e un altro, e un altro ancora, e all'improvviso non si può più parlare perché c'è un frastuono terribile e un concerto psichedelico degli occhi droga la vista e tutti ‘sti lampi del cazzo che non si sa da dove vengono finiscono sui pali, poco distanti da lì e la scacchiera di metallo è tutto fuorché arte, è il deserto morale di No Country for Old Men, la cerbottana col veleno, e la Natura è tutto tranne che naturale, è mostruosa, aliena, lunare, e Robert è incastrato nella macchina di Jurassic Park e pensa al T-Rex e a Robert Jordan che deve far saltare il Ponte durante la Rivoluzione in Spagna, e alla Regina di Cuori che vuole tagliare la testa ad Alice, al profumo di Nancy, all'odore della pioggia dappertutto e a quel punto, il vecchio bonsai dice: - Così l'ho intitolato Chiedi alla polvere, perché in quelle strade c'è la polvere dell'Est e del Middle West, ed è una polvere da cui non cresce nulla, una cultura senza radici, una frenetica ricerca di un riparo, la furia cieca di un popolo perso e senza speranza alle prese con la ricerca affannosa di una pace che non potrà mai raggiungere.* E c'è una ragazza ingannata dall'idea che felici fossero quelli che si affannavano, e voleva essere dei loro. Walter de Maria è nato nel 1935 in California. The lightning field è un'opera commissionata e mantenuta dalla DIA Art Foundation, visitabile prenotando nel sito della fondazione. Miriam Mosetti * tratto dalla prefazione di Chiedi alla Polvere di John Fante. |
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