Critica fotografica
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Ritratto di Famiglia![]() Nel 1657 è stata scritta una fra le più belle storie della pittura moderna. E' la storia di una famiglia, di uno specchio, di un quadro e di un pittore. L'ha scritta Diego Rodrìguex de Silva y Vélazquez, e l'ha raccontata Michel Foucault, ma solo tre secoli più tardi, nel saggio Le parole e le cose (1966). Las Meninas è una specie di romanzo giallo (alto più di tre metri e largo più di due). Bisogna fare attenzione ai dettagli per indovinare chi ha fatto cosa.
In primo piano, sulla sinistra del dipinto, vista da dietro, sta una grande tela, riconoscibile dalla possente intelaiatura in legno. Al centro del quadro è presente un gruppo di tre bambine: quella centrale è di origine nobile, come suggeriscono l'importante abito bianco e l'atteggiamento aristocratico, mentre le due ragazze ai lati sono di rango inferiore, condizione sottolineata sia dalla maggiore sobrietà nell'abbigliamento, che dall'atteggiamento riverente; la damigella sulla destra della bambina è in posizione arretrata rispetto alla stessa e si sta leggermente inchinando come in segno di riverenza, ma -dettaglio- non guarda in direzione della piccola aristocratica. Sulla sinistra, sempre in primo piano, compaiono due figure: una nana e un ragazzino che gioca con un cane, composto e sdraiato davanti alle figure. Un po' più dietro, in secondo piano, sono rappresentati sulla sinistra un pittore (con tavolozza!) e, sulla destra, due donne (di cui una religiosa, forse suora). In fondo alla sala, una figura maschile scende le scale e sta per entrare nell'ambiente rappresentato. Quasi tutti i personaggi principali non si guardano tra loro, ma guardano dritti davanti, nella medesima direzione, che corrisponde con la posizione dell'osservatore, al centro del quadro. L'ambiente della rappresentazione è sobrio, privo di qualsiasi oggetto d'arredamento o di soprammobili, con alcune tele appese alle pareti, e, al centro, la tela che l'uomo sta dipingendo. Tra i quadri, sulla parete di fondo, risalta un oggetto di medesimo formato, ma dotato di luminosità interna, presumibilmente uno specchio, che riflette le sagome di due personaggi, uno maschile e uno femminile. Lo spazio del dipinto, rappresentato attraverso due punti di fuga, si orienta verso lo spettatore, come lo sguardo della ragazzina al centro; lo spazio del quadro è versatile, si adatta alla posizione dell'osservatore, seguendo i suoi movimenti. L'ambiente è spoglio ma specializzato: presenta infatti le caratteristiche tipiche dell'ateliér del pittore, il quale ha collocato una tela al centro e ha appeso sulle pareti i suoi lavori, in un ambiente modesto e piuttosto scomodo (senza sedili né tavoli), dove si sta per posare. Lo specchio è fasullo: non riflette il dorso dei personaggi nella stanza, ma solamente due figure che stanno presumibilmente aldilà del piano più avanzato del dipinto, cioè fuori dallo spazio della rappresentazione. I personaggi rappresentati nello specchio sono identificati, attraverso raffronti critici con altri dipinti di Vélazquez, con i Reali di Spagna: l'Imperatrice Marianna d'Austria e il consorte Filippo IV. Se ne deduce che la bambina al centro sia la figlia, l'infanta Margherita. Poi c'è la seconda storia, la storia del quadro che il pittore sta dipingengo dentro il quadro. Il pittore, identificabile con lo stesso Vélazquez, si è leggermente allontanato dalla tela per avere una visione d'insieme. Non sta ritraendo l'Infanta (che a lui si presenta di spalle), e la damigella sulla destra non sta inchinandosi alla principessa (che si trova di lato): tutta la tensione e l'attenzione dei personaggi è infatti diretta come fuori dal quadro, verso lo spazio dove sono idealmente collocati i reali, il vero soggetto del secondo quadro. Il segreto del dipinto si snoda quindi tra lo spazio interno della rappresentazione e lo spazio esterno al quadro. E' una relazione tra questi due spazi. E' nello sguardo tra la bambina e i genitori, che si rintraccia l'origine di una delle prime riflessioni sul rapporto tra opera e spettatore. Gli occhi dei Reali, gli occhi di Velasquez e gli occhi dello spettatore (noi), coincidono in modo perfetto. E il soggetto del quadro coincide con lo sguardo tra il pittore e lo spettatore. Ecco che avviene un ribaltamento concettuale: il quadro, oggetto da guardare, diviene invece oggetto che guarda. |
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