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Argomento: storie

l'ultimo pensiero
Il giorno che mi uccise eravamo in un bar. Ero in licenza, c'era la guerra. Avevo la divisa, lei un vestitino beige in lino, con piccoli fiori blu. Le luci erano suffuse e sul tavolo c'era una candela. Lei aveva rossetto rosso su una bocca che, ragazzi miei, che bocca. Era un locale raffinato, il cameriere ci riempiva i bicchieri di champagne, c'era un'orchestra che suonava. Lei rideva e io la guardavo come si guarda la speranza e l'amore. Sapevo che la serata sarebbe proseguita in albergo e che li avrebbe dato il suo corpo e il suo cuore. Ero felice, forse troppo felice, quando lei, sempre sorridendo, prese la sua piccola borsetta beige in mani, mise la mano dentro, estrasse una graziosa pistola in madre perla. Mi guardò e sparò due colpi che mi colpirono in petto. La felicità non fece in tempo ad andar via, si fuse al mio pensiero, l'ultimo: perché mi hai ammazzato, amore mio?
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Il mangiatore di libri
Imparai a leggere quando avevo diciassette anni, in uno squallido campeggio, con un libro di cui a fatica ricordo il titolo.
Non ero agitato né emozionato, solo ansioso. Da ogni parte mi arrivava voce di ciò che la lettura può donarti, di quanto sia eccitante. Mentivo ai miei amici, dicevo di essere in grado, riportavo voci sentite in giro e davo giudizi su presunti romanzi letti, non potevo essere inferiore, non potevo essere incapace.
Trovai il libro in spiaggia, mi sforzo di ricordarne il contenuto, ma ho immagini vaghe, l'autore era defunto, raccontava di qualche stupido gioco di carte, c'era una tenda verde, il mare con i sassi da lanciare, il cugino della protagonista era un ragazzino grasso, il resto mi torna in mente vago, confuso con altre vacanze, mescolato ad altri libri.
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matto
L'appuntamento era stato fissato la settimana prima, dalla mia segretaria. Lo scopo era la conoscenza del diverso, diverso inteso, molto banalmente, come matto. Non matto da poco, uno molto matto. Dovevo fare una relazione sulle condizioni dei malati di mente per una rivista poco famosa. Per farlo avevo deciso che, oltre a vedere le strutture, volevo guardare un matto.
In realtà era tutto un pretesto, io i matti li sogno da quando sono bambino, sono incantato dai matti, ho paura dei matti, amo i matti.
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lacrime
Si incontrano in milioni, bagnati. Spinti dalle stesse forze, gioie immense o forti dolori, pressoché mai fisici.
Arrivano da porte strette senza conoscere la loro stessa provenienza, si scrutano.
Spesso si trattengono dall'incontrarsi, fissano per attimi entità identiche a loro e scappano, tornando nei luoghi da dove sono venuti, tornando all'ignoto.
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il mitomane e la puttana
La conobbe come si conoscono tutti, per caso. Per caso incominciò a corteggiarla, per caso lei disse sì.
In realtà non dovremmo parlare di un caso soltanto, ma di tanti. Lui era un mitomane, stava cercando altro, lei era una puttana, cercava chiunque. Lui sopravviveva, lei tentava di vivere. Entrambi lo facevano malissimo, entrambi in modo ridicolo, patetico, entrambi senza rendersene conto, o quasi.
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La voglia di Kafka
  Ai lati due marciapiede una vecchia vestita di marrone e una bambina di rosso due operai stanchi chiacchierano appoggiati al muro un impiegato dalla cravatta larga sorride a una donna un po' troppo truccata i negozi sono aperti e i negozianti sorridono un salumiere dai capelli bianchi ha un premolare in meno una madre cammina con due bambini saltellanti avanti e indietro una ventenne in bici nera e pesante sorride al ragazzo che seduto sul manubrio parla di politica una persiana verde perde un poco di verde un albero su poca terra dove un cane piscia e scodinzola al padrone vestito di nero sopra è grigio con qualche nuvola spalmata non piove ma quasi.

Si muove piano

in mezzo all'onda

senza la schiuma.

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un lavoro come un altro
Quando faccio il turno delle "05:00" mi alzo sempre due ore prima
mi prendo il mio tempo per prepararmi
ci tengo
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sei
1

Vorrei non andare e non restare, dissolvermi in un tempo che più non c'è.

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Puttane e fallafel
Mi sanguina il culo. L'altro giorno sono andato con una puttana, mentre me lo succhiava mi ha messo un dito dentro con troppa forza. Era molto brava, una negra, brasiliana. Lo succhiava forte, io seduto sul letto, lei per terra. Non molto bella, con una pancia troppo evidente.
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una lirica
Vorrei poterti dire che i miei abiti dimessi hanno la forma dei miei pensieri. Vorrei poterti dare i miei abiti dimessi con la forma del tuo amore.
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Sul perché di un omicidio
Fa caldo. Mi sveglio e tu dormi ancora, alla mia destra, nuda.
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Chiara è pazza
Chiara è pazza. Pesa quarantacinque chili Chiara.
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Particolari
  Ognuno aveva una particolarità.
Marta, quando dormiva, aveva le palpebre che diventavano nere. Ma non sempre, solo quando la giornata era stata brutta. Al risveglio ritornava normale. Non proprio, ma quasi.
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